L’artrosi dell’anca (o coxartrosi) è una condizione infiammatoria di tipo cronico, contraddistinta dalla degenerazione progressiva della cartilagine articolare costituente l’articolazione dell’anca.
La coxartrosi può essere di tipo idiopatico oppure di tipo secondario: è idiopatica, quando insorge per motivi non individuabili; è secondaria, invece, quando è la conseguenza di un trauma, una frattura, un’infezione ecc.
La sintomatologia connessa alla coxartrosi comprende tre stadi di gravità: dal primo al terzo stadio, le manifestazioni cliniche si fanno mano a mano più intense e debilitanti per il paziente.
Il trattamento dipende principalmente dalla severità del quadro sintomatologico: in presenza di sintomi lievi o moderati, è indicata una terapia conservativa; viceversa, in presenza di sintomi molto gravi, è necessaria una terapia chirurgica.

 

Vedi anche coxartrosi

No. Le infiltrazioni (generalmente di acido jaluronico) aiutano a “lubrificare” meglio l’articolazione malata, che potrà comunque essere operata in un secondo tempo. Tali procedure, anzi, possono permettere al paziente di aspettare l’intervento di artroprotesi senza dolori e con una qualità di vita accettabile.

  • Il paziente è supino su un letto operatorio, non viene eseguita alcuna anestesia o sedazione.
  • Vengono monitorizzati i parametri vitali (frequenza cardiaca, ossigenazione del sangue, etc.)
  • Con una sonda ecografica vengono individuati il collo del femore, la testa del femore e l’acetabolo.
  • A questo punto viene introdotto un ago sottile fino all’interno della capsula articolare e viene iniettato il farmaco
  • Dopo la medicazione il paziente si alza autonomamente e può camminare senza problemi

Vedi anche infiltrazione anca in ecoguida

All’inizio della terapia, anche per permettere una diagnosi più accurata, possono essere somministrati:

  • cortisone (generalmente triamcinolone)
  • anestetico locale

Questa miscela ha un forte potere analgesico e antinfiammatorio ma non è adatta alla “lubrificazione” dell’articolazione

Per questo motivo, in seguito, sarà somministrato:

  • acido jaluronico

L’ acido jaluronico ha un effetto di “viscosupplementazione”, cioè di lubrificazione, e analgesico

L’intervallo tra un’infiltrazione e l’altra dipende anche dalla qualità dell’acido jaluronico: un acido ad “alto” peso molecolare avrà una durata più lunga (ma anche un costo maggiore).

In linea di massima, considerando anche lo stato di degenerazione dell’articolazione, le infiltrazioni vanno ripetute dopo 2-4 mesi (nei casi più gravi) o dopo 8-12 mesi (nelle situazioni meno gravi)

Salvo alcune eccezioni il paziente rimarrà in ambiente ospedaliero per 30-60 minuti, non è previsto ricovero.