La lombalgia è una causa comune e molto costosa di disabilità. Secondo studi recenti la sacroileite (SI) può causare dolore in circa il 30% dei pazienti affetti da lombalgia cronica e dolore ai glutei. L’articolazione sacroiliaca in condizioni di normalità fornisce supporto, stabilità, ed elasticità al bacino. Come altre articolazioni sinoviali, tale articolazione è soggetta frequentemente ad artrite, trauma, e la degenerazione che porta al dolore e disfunzione. Il trattamento iniziale della lombalgia, compreso il dolore sacroiliaco, dovrebbe includere misure conservative per breve periodo di tempo (riposo a letto, anti-infiammatori, interventi termofisici). Per coloro che non rispondono a misure conservative, beneficio può essere ottenuto da un intervento semi-invasivo di comprovata efficacia terapeutica (iniezioni intra-articolari con fluoroscopia, TC e RM-guidate). L’iniezione può confermare la diagnosi di dolore sacroiliaco ed essere terapeuticamente benefica.

Tuttavia la configurazione complessa dell’articolazione SI rende difficile la penetrazione dell’ago all’interno di tale struttura. Le iniezioni “blind” (alla cieca) non sono affidabili, Rosenberg e colleghi hanno mostrato che solo il 22% delle iniezioni nell’articolazione SI eseguite senza una tecnica di imaging sono state realmente eseguite all’interno dell’articolazione (Rosenberg JM, Quint TJ, de Rosayro AM. Computerized tomographic local- ization of clinically-guided sacroiliac joint injections. Clin J Pain 2000; 16:18- 21.) Molti studiosi hanno concluso che le infiltrazioni SI diagnostico-terapeutiche eco-guidate sono una valida alternativa a quelle eseguite con modalità di imaging RX. Altri studi, tuttavia, saranno necessari per confrontare le tecniche di ultrasuoni e fluoroscopia. L’ecografia presenta indubbi vantaggi rispetto alle tecniche di fluoroscopia. In gravidanza (paziente o operatore sanitario), l’esposizione alle radiazioni è una sempre una potenziale fonte dannosa. Con l’ecografia il posizionamento del paziente prono non è necessario. La portabilità degli apparecchi ad ultrasuoni consente procedure anche al di fuori della sala operatoria o sala procedura di anestesia regionale (ad es. reparti ospedalieri o case di cura). Eventuali limitazioni per le infiltrazioni SI ecoguidate comprendono la possibilità di iniezione intravascolare. Gli ultrasuoni potrebbero avere limitazioni nei pazienti obesi nell’individuazione delle strutture dei tessuti molli, come per i nervi periferici.

Concludendo, le infiltrazioni dell’articolazione sacroiliaca sono comunemente eseguite, con notevole margine di successo, sotto la guida sia fluoroscopia che TAC. Tuttavia, limitazioni di queste tecniche includono l’esposizione a radiazioni ionizzanti, la necessità di un mezzo di contrasto, la presenza di un tecnico di radiologia, la necessità di ambiente organizzato (sala operatoria o radiologica) e problemi di costo. Questi problemi sono particolare rilevanti nel campo della medicina del dolore dove i pazienti possono richiedere iniezioni ripetute. Le infiltrazioni SI diagnostico-terapeutiche eco-guidate si propongono come alternativa valida, economica e priva di rischi alle tradizionali tecniche di imaging.

Il paziente è generalmente in posizione prona (a pancia in giù). Si provvede ad un monitoraggio di base (saturimetra, frequenza cardiaca), la zona lombosacrale viene disinfettata con cura. La procedura viene eseguita, in molti casi, con l’ausilio dell’ecografo, per meglio evidenziare l’area da infiltrare.

Generalmente no. Nei pazienti che riferiscono una soglia del dolore molto bassa si può utilizzare il ghiaccio-spray, che provoca un’anestesia di superficie:

La miscela somministrata è composta da una piccola parte di cortisone (triamcinolone) ed anestetico locale.

In teoria si, poiché la procedura è una infiltrazione intraarticolare che non coinvolge il midollo e/o le radici nervose (come nell’infiltrazione peridurale) e non causa deficit motori. Tuttavia è sempre fortemente raccomandato un accompagnatore che guidi l’auto, anche per la possibilità di effetti avversi ritardati da anestetico locale o cortisone. Comunque, dopo la procedura, si dovrà rimanere 20-40 minuti in ambiente ospedaliero.