La neurolisi endoscopica o epidurolisi è la tecnica di endoscopia del rachide. 
Esiste una sonda a fibre ottiche così sottile (0.9mm) da poter essere introdotta nel canale spinale dentro la colonna vertebrale attraverso una puntura, senza praticare accessi chirurgici demolitivi dell’osso. 
In anestesia locale e sedazione (non anestesia generale). 
La sonda si inserisce a livello del passaggio tra sacro e coccige e fa parte di un sistema che permette di liberare i nervi all’interno della colonna vertebrale dalle aderenze. Queste aderenze possono essere la conseguenza di un restringimento del canale osseo o di traumi. 
Possono spesso essere conseguenza di interventi chirurgici e sono la causa del ripresentarsi del dolore. 
La cosidetta failed-back-syndrome o FBSS è una situazione patologica molto frequente perchè in tutte le casistiche al mondo si è definito che circa il 20/25 % degli operati avrà nel giro di pochi anni la ricomparsa di dolori e di alterazione di funzione di schiena e gamba. 
Questo è imputabile sia al riformarsi del tessuto discale, con possibile ricomparsa dell’ernia, sia, soprattutto, allo sviluppo di un tessuto cicatriziale aderenziale che ingloba la radice nervosa e letteralmente la incolla alla parete ossea. 
Per questo motivo la radice nervosa che dovrebbe poter scivolare liberamente si trova a subire continuamente ad ogni movimento trazione o distorsione da parte dell’osso. 
Questo meccanismo è la causa dei dolori lombosciatalgici che si ripresentano anche anni dopo l’intervento e sono così difficili da risolvere. 
E’ notorio che spesso si tenta un nuovo intervento per liberare nuovamente la radice nervosa. 
Questi interventi sono spesso destinati a dare sollievo solo per alcuni mesi o un anno, perchè poi è possibile che si riformi la fibrosi cicatriziale. 
La tecnica della neurolisi endoscopica può riuscire a staccare queste aderenze senza nuove aperture chirurgiche e quindi senza creare le basi perchè tutto ritorni daccapo.

Tecnica

La procedura si svolge in sala operatoria con tecnica sterile e sotto controllo radiografico con il paziente posizionato prono sul letto curvo.
In seguito ad anestesia locale, viene posizionato l’apposito ago a livello dello iato sacrale, attraverso il quale viene fatto quindi passare il catetere che servirà alla somministrazione dei farmaci.
Per essere sicuri di agire sulla radice causa di dolore, è possibile stimolarla elettricamente, così da far percepire al paziente un formicolio nella zona corrispondente.

Dopo la procedura il paziente viene spostato sulla barella e, in assenza di effetti avversi, viene riportato in reparto.
Il catetere è rimosso in terza giornata in modo da poter ripetere la somministrazione di ialuronidasi e cortisone altre due volte.
È possibile che il paziente avverta per qualche giorno un dolore nel punto di inserimento dell’ago, che andrà però ad attenuarsi spontaneamente.

Il beneficio della peridurolisi  comparirà gradualmente dal giorno successivo all’intervento fino al trentesimo e si protrarrà a seconda della gravità del quadro clinico per 3-6 mesi.
La metodica potrà essere ripetuta dopo almeno tre mesi.

Per ridurre al minimo il rischio di sanguinamento, in caso si stia assumendo terapia anticoagulante o antiaggregante, questa deve essere sospesa una settimana prima dell’intervento e sostituita, se necessario, da iniezioni sottocutanee di eparina.